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martedì 11 settembre 2012

Nuovi dettagli sullo svolgimento della battaglia di Kalefeld (235 circa)

Dolabra ritrovata sul campo di battaglia
Ho già parlato in passato della scoperta di un campo di battaglia in territorio tedesco: nei pressi di Kalefeld, intorno al 235, un esercito romano guidato probabilmente dall'imperatore Massimino il trace e comprendente la Legio IIII Flavia Felix, sconfisse un contingente di Germani.

Ulteriori studi archeologici hanno dimostrato che lo scontro fu iniziato dall'attacco dei Germani, e che la reazione del numeroso esercito romano - si stimano circa 20.000 soldati, tanti quanti quelli presenti nella battaglia di Teutoburgo - fu causa di una pesantissima sconfitta da parte dei Germani.

Il sanguinoso massacro di 1800 anni fa fu preceduto da un attacco dei Germani al convoglio romano, con la cattura di diversi carri da trasporto. Quando i Romani reagirono, i Germani si trincerarono col loro bottino sul crinale di Harzhorn; il ritrovamento di nuove tracce ha dimostrato che Romani attaccarono il crinale da più direzioni. I Germani si ritrovarono sotto un tiro intensissimo; i recenti scavi archeologici hanno ritrovato un elevato numero di punte di frecce, giavellotti e proiettili di catapulta

"Römer-Schlacht in Niedersachsen - Angriff von mehreren Seiten", Sueddeutsche.de, 7 settembre 2012. Gli scavi archeologici di Harzhorn hanno un sito: Römerschlacht am Harzhorn, http://www.roemerschlachtamharzhorn.de/

lunedì 18 giugno 2012

Leon, ritrovati pezzi di loriche segmentate di legionari della VII Victrix

Frammenti di lorica segmentata ritrovati a León.
Durante alcuni lavori nei pressi di Puerta Castillo a León - città spagnola sede tra il I e il III secolo della Legio VII Gemina, da cui prese poi il nome - sono stati ritrovati resti di alcuni esemplari di lorica segmentata, le armature caratteristiche del legionario romano alto-imperiale.

Le loriche furono abbandonate o riposte in un angolo di una struttura, probabilmente un magazzino, in seguito crollato.
Questa circostanza fortuita ha permesso alle loriche di rimanere sepolte e conservarsi fino al giorno d'oggi.

Moderna ricostruzione
di lorica segmentata.
Il ritrovamento è importante per diverse ragioni. Innanzitutto conferma la localizzazione dell'accampamento militare della legione nell'area. Le armature sono quelle tipiche del legionario romano, usate dalle legioni e talvolta dalla guardia pretoriana, mentre i reparti ausiliari usavano la lorica hamata, la cotta di maglia, o la lorica squamata, una corazza a placche. Inoltre, un ritrovamento di così tante corazze, circa una ventina, è assolutamente senza precedenti, e permetterà di comprendere meglio la loro struttura.

Quando fu introdotta, la lorica segmentata fu una rivoluzione nell'armamento difensivo romano: di facile uso, comoda da indossare e pratica da trasportare, dato che era separabile in quattro parti. Era però anche molto costosa, e cadde quindi in disuso durante il III secolo.

Matthias Kabel, «Lorica segmentata from back», Wikimedia Commons, 17 giugno 2005, CC by-sa 3.0. Dorothy King, «Lorica from Leon, Spain», Dorothy King's PhDiva, 17 giugno 2012.

sabato 14 gennaio 2012

La Legio IIII combatté nella battaglia di Kalefeld (aggiornamento)

La conferenza stampa organizzata dagli archeologi della Bassa Sassonia ha reso pubbliche le immagini della dolabra (ascia da scavo) romana ritrovata sul sito della battaglia di Kalefeld, come segnalato nel precedente articolo.

La dolabra

La dolabra reca, come anticipato, l'iscrizione LEG IIII relativa alla Legio IIII Flavia Felix:
L'iscrizione «LEG IIII» sulla dolabra
La legione era all'epoca stanziata a Sigidunum, la moderna Belgrado. Si trattò dunque di uno scontro che rientrò in una campagna militare organizzata, non di un evento fortuito.

Il ritrovamento di alcune monete dell'imperatore Alessandro Severo (222-235) sul campo di battaglia aveva fatto datare lo scontro, di cui non vi sono tracce nella letteratura antica, a circa il 235. Ulteriori conferme della datazione sono il riferimento ad una campagna germanica del suo successore, l'imperatore Massimino Trace (che governò tra il 235 e il 238), alla tradizione che vuole Massimino comandante di una Legio IV («IIII» è la forma del numerale «IV» diffusa nel tardo impero), e a una lapide coeva di Aurelio Vitale, un legionario della Legio IIII Flavia Felix, ritrovata a Spira, in cui si narra che cadde durante una expeditione Germaniae («spedizione in Germania»; CIL XIII 6104).

La battaglia

Nella conferenza stampa è stato anche rivelato che l'esercito romano stava tornando indietro lungo una strada ancor oggi nota, proveniente da settentrione, e fu attaccato in un restringimento del percorso da un esercito di Germani, con una tattica molto simile a quella che aveva portato alla sconfitta dei Romani nella battaglia di Teutoburgo due secoli prima.

Questa volta, però, l'imboscata non ebbe successo. L'esercito romano si divise in due parti. La prima attaccò frontalmente il nemico disponendosi in una lunga linea in corrispondenza dell'altura. Una seconda colonna aggirò il rilievo e piombò da dietro sul nemico, che fu sconfitto da questo attacco a pinza. I ritrovamenti archeologici dimostrano che alcune truppe romane erano rivolte verso sud, altre verso ovest.

Quello che è certo, è che questa scoperta dimostra come per secoli dopo la sconfitta a Teutoburgo i Romani continuarono a controllare e ad intervenire nella Germania Magna,  il territorio germanico al di là del confine fortificato. Questo è dimostrato dal fatto che la cartografia del geografo romano Claudio Tolomeo (100-175 circa) riportava con precisione la posizione e il nome degli insediamenti germanici fino alla Vistola, insediamenti di cui non vi è altra traccia nelle fonti.

Dankwart Guratzsch, «Geschichte Großgermaniens vor der Neuinterpretation», Welt Online, 11 gennaio 2012; «Roms vergessene Schlacht», Kreiszeitung, 12 gennaio 2012; Adrian Murdoch, «Battlefield archaeology at Kalefeld», Bread and Circuses, 12 gennaio 2010.

venerdì 6 gennaio 2012

La Legio IIII combatté nella battaglia di Kalefeld

Gli archeologi tedeschi che studiano il campo di battaglia di Kalefeld (Germania), teatro di un altrimenti sconosciuto scontro tra Romani e Germani intorno al 235, hanno ritrovato una dolabra (ascia) recante inciso LEGIO IIII; è dunque attestata la presenza nello scontro della quarta legione romana.

L'iscrizione, incisa appunto su di una dolabra, è in pessime condizioni, e ha permesso solo di identificare il riferimento ad una quarta legione (il numerale "IIII" invece di "IV" fu molto diffuso in epoca tardo-imperiale). All'epoca della battaglia, intorno al 235, esistevano diverse Legio IIII: secondo il professore Adrian Murdoch, la legione di Kalefeld è da identificare con la Legio IIII Flavia Felix, la cui presenza in Germania in quel periodo è attestata da un'iscrizione (CIL XIII 6104), piuttosto che con la Legio IIII Italica.

L'importanza della battaglia di Kalefeld, di cui non c'è traccia nelle fonti storiche, è che confuterebbe l'idea che i Romani non attaccarono mai la Germania oltrerenana dopo l'abbandono della Germania Magna.

Adrian Murdoch, "Legion IIII present at battlefield at Kalefeld", Bread and Circuses, 6 gennaio 2012; "Roms vierte Legion führte Krieg in Germanien", Die Welt.

lunedì 24 ottobre 2011

Scoperto un forte romano in Germania

Archeologi tedeschi hanno scoperto un nuovo accampamento romano sul fiume Lippe, nei pressi della cittadina di Olfen, circa 30 km a nord di Dortmund.

Il nuovo ritrovamento colma una lacuna nella sequenza di forti romani lungo questo fiume, che costituiva una sorta di frontiera dell'impero; gli archeologi cercavano da tempo l'esatta collocazione di questo campo da un centinaio di anni. Gli altri campi scoperti erano a Holsterhausen, Haltern, Oberaden e Anreppen

Adrian Murdoch, «Roman military camp at Olfen on the Lippe», Bread and Circuses, 23 ottobre 2011; «Römerlager im Kreis Coesfeld entdeckt», Die Glocke, 24 ottobre 2011; «"Jahrhundertfund": Forscher entdecken Römerlager an der Lippe», Neue Westfälische, 22 ottobre 2011.

giovedì 6 ottobre 2011

Roma, scoperte le stalle delle fazioni del Circo Massimo

Vista dello scavo
Durante i lavori per un parcheggio a via Giulia, a Roma, sono stati ritrovati dei resti che gli archeologi hanno ricondotto agli stabula delle fazioni del Circo Massimo. In queste strutture, risalenti dall'epoca di Augusto, erano ricoverati i cavalli delle quattro fazioni del Circo: Albata (bianchi), Russata (rossi), Veneta (azzurri) e Prasina (verdi).

Durante gli scavi sono stati ritrovati due complessi. Il primo, identificato con gli stabula, è di notevoli dimensioni ed è composto da «imponenti sostruzioni con archi di travertino tamponati in opera reticolata»; una serie di muri paralleli, suddividevano l'interno in ambienti in cui trovavano ricovero gli animali disposti in file parallele.

Più vicino al Tevere, nei pressi di largo Perosi, è stata scoperta una strada lastricata con accesso su di un impianto termale (balneum), i cui ambienti erano decorati con mosaici pavimentali in bianco e nero.

La zona dello scavo
Nella loro forma originaria gli stabula di via Giulia risalgono all'età augustea, e sono stati messi in relazione con l'attività edilizia di Marco Vipsanio Agrippa; generale e genero di Augusto, ad Agrippa l'imperatore affidò anche l'organizzazione dei ludi saeculares, celebrati nel 17 a.C., durante i quali furono organizzate delle corse di carri. Successivamente gli stabula furono sottoposti a modifiche e riadattamenti, e restarono in uso almeno fino al IV secolo.

L'importanza del ritrovamento è molteplice. Da una parte contribuisce alla ricostruzione della topografia di Roma antica; dall'altra costituisce il primo esempio di stabula di grandi dimensioni, al di là di quelli pertinenti ai campi militari o all'iconografia; infine, l'enorme numero di epigrafi dedicate agli aurighi vincitori e ai loro cavalli potrebbe gettare luce sull'organizzazione delle fazioni circensi e sul loro potere.

«Diario dello scavo archeologico - Settembre 2011», Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma. Laura Serloni, «Stop al parking, sotto via Giulia le scuderie di Augusto», laRepubblica, edizione di Roma, p. ix; citato in Martin G. Conde, «LA SCOPERTA Stop alla costruzione del parcheggio sotto via Giulia le scuderie di Augusto. Durante gli scavi torna alla luce lo “stabulum”. Gli archeologi: la area va protetta. La Repubblica (05/10/2011), p. 9.», Rome – The Imperial Fora (1995-2011), 5 ottobre 2011.

mercoledì 21 settembre 2011

Finanziato il progetto per la ricostruzione di un forte romano

Roman Tours, un'organizzazione educativa britannica, ha ricevuto un finanziamento da Barklays per la ricostruzione di un forte romano.

Il progetto di Roman Tours, intitolato The Roman Fort Project, è finalizzato alla
ricostruzione un forte da marcia di 2,5 acri nel Cheshire, destinato ad essere usato come centro educativo per bambini e per la comunità locale.
Il terreno ove sorgerà il forte è stato donato dall'Università di Chester, che fornirà anche sostegno alla realizzazione del forte.

In bocca al lupo a Roman Tours per questo progetto!

Un prototipo del forte da marcia